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Diritti Paziente

Con il termine “demenza senile” si indica un insieme di sintomi che comportano l’alterazione delle funzioni cognitive, della personalità e del comportamento. Si intende, cioè, un impoverimento progressivo delle capacità mentali come conseguenza di una patologia e non del normale processo di invecchiamento. La demenza rappresenta una delle principali cause di disabilità e di disagio sociale per il mondo occidentale: si stima, infatti, che ogni 7 secondi nel mondo venga fatta una diagnosi di demenza1. Nel 50-75% dei casi la demenza è causata dalla malattia di Alzheimer: solo in Italia le persone colpite sono circa 520 mila, con 80 mila nuovi casi all’anno.

Il morbo di Alzheimer è un processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule delle aree cerebrali deputate al controllo della memoria, del linguaggio e dell’ideazione. Nonostante le ingenti risorse investite ancora non sono noti i meccanismi che causano la malattia di Alzheimer, tuttavia sembrerebbe certa la presenza di alcuni fattori di rischio il cui coinvolgimento nella comparsa della patologia varia da un individuo all’altro. La ricerca è ora orientata a stabilire il ruolo dei fattori genetici (sebbene nella maggior parte dei casi la patologia si manifesti in modo casuale senza una trasmissione genetica diretta), l’influenza dell’ambiente esterno e a chiarire o decodificare i meccanismi endogeni alla base dell’insorgenza della patologia.

La malattia di Alzheimer colpisce ogni singola persona in maniera differente e nella maggior parte dei casi il decorso è relativamente lento: inizialmente i sintomi possono essere così lievi da passare inosservati, ma con il progredire della patologia diventano sempre più evidenti e cominciano a interferire con le attività quotidiane e le relazioni sociali. Generalmente il deficit cognitivo iniziale è rappresentato dalla perdita della memoria a breve termine (con l’evolversi della patologia si perdono anche i ricordi più “vecchi”), successivamente si manifesta la perdita della cognizione del tempo e dei luoghi. In particolare, compare l’incapacità a effettuare azioni finalizzate, come vestirsi o usare oggetti di uso comune, difficoltà a esprimersi, incapacità di scrivere, di riconoscere i simboli della scrittura e di eseguire operazioni aritmetiche anche semplici, difficoltà nel riconoscere gli oggetti e i volti. Sono inoltre frequenti deficit visuospaziali (incapacità di giudicare distanze, profondità, velocità di spostamento), alterazioni dell’umore, disturbi del comportamento (deliri paranoidei, allucinazioni e illusioni uditive e acustiche), tendenza alla disinibizione sessuale con perdita dei freni inibitori, marcate alterazioni del ritmo sonno-veglia e disturbi delle funzioni motorie.

Al momento attuale la diagnosi è di natura essenzialmente clinica: non esistono, infatti, accertamenti biochimici o strumentali che permettono una diagnosi certa di Alzheimer. Il medico specialista deve quindi basarsi sull’esame clinico, sutest neuropsicologici e, per poter escludere altre condizioni patologiche che potrebbero essere la causa dei sintomi sopra descritti, su esami neuro radiologici quali Tac e risonanza magnetica dell’area cerebrale. Come in altre patologie neurodegenerative la diagnosi precoce è molto importante in quanto permette al paziente di pianificare il suo futuro quando è ancora in grado di prendere decisioni.

Chi soffre della malattia di Alzheimer ha diritto al riconoscimento dell’invalidità e dello stato di handicap; di conseguenza il malato e i suoi familiari possono usufruire delle forme di sostegno previste, come il permesso di sosta auto per invalidi, la riduzione dell’orario di lavoro, la pensione di invalidità civile, l’indennità di accompagnamento e l’esenzione dei ticket sanitari.